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Con sentenza n.21095 del 4/11/04, le Sezioni Unite della Cassazione civile (il massimo organo collegiale della Corte Suprema) hanno sancito, una volta per tutte, l'illegittimità dell'anatocismo bancario, già riconosciuta con diverse sentenze sezionali, a partire da quella "storica" del marzo 1999 (B. / Banco di Napoli), patrocinata dall’Avv.Sami Behare.
L’anatocismo bancario è quel meccanismo perverso in base al quale le banche calcolavano gli interessi sugli interessi maturati nei trimestri precedenti: per es. se su una somma mutuata di 1.000, alla fine del I trimestre era maturato 10 di interessi, dal 1° aprile conteggiavano gli interessi non più su 1.000 bensì su 1.010; e così via, producendo un effetto “valanga”. Pare che circa 300.000 piccoli imprenditori siano falliti “grazie” a questo giochino. I correntisti bancari taglieggiati sono, invece, diversi milioni, chi per piccole somme, chi per somme consistenti o importanti. Il tutto, in aperto spregio al Codice Civile che vieta questa prassi.
Sia cinque anni fa, sia ora, queste decisioni della Corte di Cassazione hanno suscitato enorme scalpore. Subito, le associazioni consumatori si sono prese il merito di questa battaglia, quando invece sanno molto bene, perchè è un fatto storico e documentato, che la prima causa pilota che è riuscita a sfondare il muro che la Corte Suprema aveva interposto per più di quarant’anni tra banche e correntisti è stata quella condotta dallo Studio Legale Behare di Milano. La causa era iniziata il 5 luglio 1988 e si era conclusa il 16 marzo 1999, dopo due pronunce contrarie del Tribunale e della Corte d’Appello di Milano, appunto in Cassazione con la sentenza n. 2374/99.
A parte ciò, sui mass media si sta svolgendo una specie di gara al sensazionalismo, a chi è più bravo a disinformare e confondere i cittadini. Chi sostiene che è tutto facile e che le banche saranno costrette a restituire 25mln, oppure 30mln o addirittura 63mln di Euro, creando illusioni nei correntisti e allarme tra le autorità governative. Chi mette le mani avanti e spaventa i correntisti, “sparando” costi giudiziari di 4.500/5.000 €., che sono almeno 3 volte quelli effettivi (in quanto, in Tribunale, vanno da un minimo fisiologico di 750 ad un massimo di 1.500€). Chi invita tutti a rivolgersi al Giudice di Pace (che ha, tuttavia, solo una competenza fino a 2.582,28 €), sorvolando sul fatto che non tutti sono in grado di farlo senza un avvocato e che, in ogni caso, occorre prima (tentare di) aprire una trattativa con la banca, meglio ancora se muniti di una consulenza tecnica contabile. Chi consiglia, invece, di rivolgersi all’Ombudsman bancario (una sorta di arbitro), quando invece il reclamo iniziale può riguardare solo i due anni precedenti alla data della presentazione: per cui, ormai, solo i rapporti bancari dal novembre 2002 in poi, quando da tempo l’anatocismo non era più praticato per legge!
Come si vede, anche un argomento così delicato, viene trattato alla spaghetti e mandolino (con tutto il rispetto per entrambi)! E’, quindi, per amore di verità nonché per fornire una corretta informazione, e non per farsi pubblicità (di cui non ha bisogno), che lo Studio Legale Behare si è sentito in dovere di dire la sua. E lo fa, modestamente, con questo blog.
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Con sentenza n.21095 del 4/11/04, le Sezioni Unite della Cassazione civile (il massimo organo collegiale della Corte Suprema) hanno sancito, una volta per tutte, l'illegittimità dell'anatocismo bancario, già riconosciuta con diverse sentenze sezionali, a partire da quella "storica" del marzo 1999 (B. / Banco di Napoli), patrocinata dall’Avv.Sami Behare.
L’anatocismo bancario è quel meccanismo perverso in base al quale le banche calcolavano gli interessi sugli interessi maturati nei trimestri precedenti: per es. se su una somma mutuata di 1.000, alla fine del I trimestre era maturato 10 di interessi, dal 1° aprile conteggiavano gli interessi non più su 1.000 bensì su 1.010; e così via, producendo un effetto “valanga”. Pare che circa 300.000 piccoli imprenditori siano falliti “grazie” a questo giochino. I correntisti bancari taglieggiati sono, invece, diversi milioni, chi per piccole somme, chi per somme consistenti o importanti. Il tutto, in aperto spregio al Codice Civile che vieta questa prassi.
Sia cinque anni fa, sia ora, queste decisioni della Corte di Cassazione hanno suscitato enorme scalpore. Subito, le associazioni consumatori si sono prese il merito di questa battaglia, quando invece sanno molto bene, perchè è un fatto storico e documentato, che la prima causa pilota che è riuscita a sfondare il muro che la Corte Suprema aveva interposto per più di quarant’anni tra banche e correntisti è stata quella condotta dallo Studio Legale Behare di Milano. La causa era iniziata il 5 luglio 1988 e si era conclusa il 16 marzo 1999, dopo due pronunce contrarie del Tribunale e della Corte d’Appello di Milano, appunto in Cassazione con la sentenza n. 2374/99.
A parte ciò, sui mass media si sta svolgendo una specie di gara al sensazionalismo, a chi è più bravo a disinformare e confondere i cittadini. Chi sostiene che è tutto facile e che le banche saranno costrette a restituire 25mln, oppure 30mln o addirittura 63mln di Euro, creando illusioni nei correntisti e allarme tra le autorità governative. Chi mette le mani avanti e spaventa i correntisti, “sparando” costi giudiziari di 4.500/5.000 €., che sono almeno 3 volte quelli effettivi (in quanto, in Tribunale, vanno da un minimo fisiologico di 750 ad un massimo di 1.500€). Chi invita tutti a rivolgersi al Giudice di Pace (che ha, tuttavia, solo una competenza fino a 2.582,28 €), sorvolando sul fatto che non tutti sono in grado di farlo senza un avvocato e che, in ogni caso, occorre prima (tentare di) aprire una trattativa con la banca, meglio ancora se muniti di una consulenza tecnica contabile. Chi consiglia, invece, di rivolgersi all’Ombudsman bancario (una sorta di arbitro), quando invece il reclamo iniziale può riguardare solo i due anni precedenti alla data della presentazione: per cui, ormai, solo i rapporti bancari dal novembre 2002 in poi, quando da tempo l’anatocismo non era più praticato per legge!
Come si vede, anche un argomento così delicato, viene trattato alla spaghetti e mandolino (con tutto il rispetto per entrambi)! E’, quindi, per amore di verità nonché per fornire una corretta informazione, e non per farsi pubblicità (di cui non ha bisogno), che lo Studio Legale Behare si è sentito in dovere di dire la sua. E lo fa, modestamente, con questo blog.
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Sia cinque anni fa, sia ora, queste decisioni della Corte di Cassazione hanno suscitato enorme scalpore. Subito, le associazioni consumatori si sono prese il merito di questa battaglia, quando invece sanno molto bene, perchè è un fatto storico e documentato, che la prima causa pilota che è riuscita a sfondare il muro che la Corte Suprema aveva interposto per più di quarant’anni tra banche e correntisti è stata quella condotta dallo Studio Legale Behare di Milano. La causa era iniziata il 5 luglio 1988 e si era conclusa il 16 marzo 1999, dopo due pronunce contrarie del Tribunale e della Corte d’Appello di Milano, appunto in Cassazione con la sentenza n. 2374/99.
A parte ciò, sui mass media si sta svolgendo una specie di gara al sensazionalismo, a chi è più bravo a disinformare e confondere i cittadini. Chi sostiene che è tutto facile e che le banche saranno costrette a restituire 25mln, oppure 30mln o addirittura 63mln di Euro, creando illusioni nei correntisti e allarme tra le autorità governative. Chi mette le mani avanti e spaventa i correntisti, “sparando” costi giudiziari di 4.500/5.000 €., che sono almeno 3 volte quelli effettivi (in quanto, in Tribunale, vanno da un minimo fisiologico di 750 ad un massimo di 1.500€). Chi invita tutti a rivolgersi al Giudice di Pace (che ha, tuttavia, solo una competenza fino a 2.582,28 €), sorvolando sul fatto che non tutti sono in grado di farlo senza un avvocato e che, in ogni caso, occorre prima (tentare di) aprire una trattativa con la banca, meglio ancora se muniti di una consulenza tecnica contabile. Chi consiglia, invece, di rivolgersi all’Ombudsman bancario (una sorta di arbitro), quando invece il reclamo iniziale può riguardare solo i due anni precedenti alla data della presentazione: per cui, ormai, solo i rapporti bancari dal novembre 2002 in poi, quando da tempo l’anatocismo non era più praticato per legge!
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L’anatocismo bancario è quel meccanismo perverso in base al quale le banche calcolavano gli interessi sugli interessi maturati nei trimestri precedenti: per es. se su una somma mutuata di 1.000, alla fine del I trimestre era maturato 10 di interessi, dal 1° aprile conteggiavano gli interessi non più su 1.000 bensì su 1.010; e così via, producendo un effetto “valanga”. Pare che circa 300.000 piccoli imprenditori siano falliti “grazie” a questo giochino. I correntisti bancari taglieggiati sono, invece, diversi milioni, chi per piccole somme, chi per somme consistenti o importanti. Il tutto, in aperto spregio al Codice Civile che vieta questa prassi.
Sia cinque anni fa, sia ora, queste decisioni della Corte di Cassazione hanno suscitato enorme scalpore. Subito, le associazioni consumatori si sono prese il merito di questa battaglia, quando invece sanno molto bene, perchè è un fatto storico e documentato, che la prima causa pilota che è riuscita a sfondare il muro che la Corte Suprema aveva interposto per più di quarant’anni tra banche e correntisti è stata quella condotta dallo Studio Legale Behare di Milano. La causa era iniziata il 5 luglio 1988 e si era conclusa il 16 marzo 1999, dopo due pronunce contrarie del Tribunale e della Corte d’Appello di Milano, appunto in Cassazione con la sentenza n. 2374/99.
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L’anatocismo bancario è quel meccanismo perverso in base al quale le banche calcolavano gli interessi sugli interessi maturati nei trimestri precedenti: per es. se su una somma mutuata di 1.000, alla fine del I trimestre era maturato 10 di interessi, dal 1° aprile conteggiavano gli interessi non più su 1.000 bensì su 1.010; e così via, producendo un effetto “valanga”. Pare che circa 300.000 piccoli imprenditori siano falliti “grazie” a questo giochino. I correntisti bancari taglieggiati sono, invece, diversi milioni, chi per piccole somme, chi per somme consistenti o importanti. Il tutto, in aperto spregio al Codice Civile che vieta questa prassi.
Sia cinque anni fa, sia ora, queste decisioni della Corte di Cassazione hanno suscitato enorme scalpore. Subito, le associazioni consumatori si sono prese il merito di questa battaglia, quando invece sanno molto bene, perchè è un fatto storico e documentato, che la prima causa pilota che è riuscita a sfondare il muro che la Corte Suprema aveva interposto per più di quarant’anni tra banche e correntisti è stata quella condotta dallo Studio Legale Behare di Milano. La causa era iniziata il 5 luglio 1988 e si era conclusa il 16 marzo 1999, dopo due pronunce contrarie del Tribunale e della Corte d’Appello di Milano, appunto in Cassazione con la sentenza n. 2374/99.
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Con sentenza n.21095 del 4/11/04, le Sezioni Unite della Cassazione civile (il massimo organo collegiale della Corte Suprema) hanno sancito, una volta per tutte, l'illegittimità dell'anatocismo bancario, già riconosciuta con diverse sentenze sezionali, a partire da quella "storica" del marzo 1999 (B. / Banco di Napoli), patrocinata dall’Avv.Sami Behare.
L’anatocismo bancario è quel meccanismo perverso in base al quale le banche calcolavano gli interessi sugli interessi maturati nei trimestri precedenti: per es. se su una somma mutuata di 1.000, alla fine del I trimestre era maturato 10 di interessi, dal 1° aprile conteggiavano gli interessi non più su 1.000 bensì su 1.010; e così via, producendo un effetto “valanga”. Pare che circa 300.000 piccoli imprenditori siano falliti “grazie” a questo giochino. I correntisti bancari taglieggiati sono, invece, diversi milioni, chi per piccole somme, chi per somme consistenti o importanti. Il tutto, in aperto spregio al Codice Civile che vieta questa prassi.
Sia cinque anni fa, sia ora, queste decisioni della Corte di Cassazione hanno suscitato enorme scalpore. Subito, le associazioni consumatori si sono prese il merito di questa battaglia, quando invece sanno molto bene, perchè è un fatto storico e documentato, che la prima causa pilota che è riuscita a sfondare il muro che la Corte Suprema aveva interposto per più di quarant’anni tra banche e correntisti è stata quella condotta dallo Studio Legale Behare di Milano. La causa era iniziata il 5 luglio 1988 e si era conclusa il 16 marzo 1999, dopo due pronunce contrarie del Tribunale e della Corte d’Appello di Milano, appunto in Cassazione con la sentenza n. 2374/99.
A parte ciò, sui mass media si sta svolgendo una specie di gara al sensazionalismo, a chi è più bravo a disinformare e confondere i cittadini. Chi sostiene che è tutto facile e che le banche saranno costrette a restituire 25mln, oppure 30mln o addirittura 63mln di Euro, creando illusioni nei correntisti e allarme tra le autorità governative. Chi mette le mani avanti e spaventa i correntisti, “sparando” costi giudiziari di 4.500/5.000 €., che sono almeno 3 volte quelli effettivi (in quanto, in Tribunale, vanno da un minimo fisiologico di 750 ad un massimo di 1.500€). Chi invita tutti a rivolgersi al Giudice di Pace (che ha, tuttavia, solo una competenza fino a 2.582,28 €), sorvolando sul fatto che non tutti sono in grado di farlo senza un avvocato e che, in ogni caso, occorre prima (tentare di) aprire una trattativa con la banca, meglio ancora se muniti di una consulenza tecnica contabile. Chi consiglia, invece, di rivolgersi all’Ombudsman bancario (una sorta di arbitro), quando invece il reclamo iniziale può riguardare solo i due anni precedenti alla data della presentazione: per cui, ormai, solo i rapporti bancari dal novembre 2002 in poi, quando da tempo l’anatocismo non era più praticato per legge!
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L’anatocismo bancario è quel meccanismo perverso in base al quale le banche calcolavano gli interessi sugli interessi maturati nei trimestri precedenti: per es. se su una somma mutuata di 1.000, alla fine del I trimestre era maturato 10 di interessi, dal 1° aprile conteggiavano gli interessi non più su 1.000 bensì su 1.010; e così via, producendo un effetto “valanga”. Pare che circa 300.000 piccoli imprenditori siano falliti “grazie” a questo giochino. I correntisti bancari taglieggiati sono, invece, diversi milioni, chi per piccole somme, chi per somme consistenti o importanti. Il tutto, in aperto spregio al Codice Civile che vieta questa prassi.
Sia cinque anni fa, sia ora, queste decisioni della Corte di Cassazione hanno suscitato enorme scalpore. Subito, le associazioni consumatori si sono prese il merito di questa battaglia, quando invece sanno molto bene, perchè è un fatto storico e documentato, che la prima causa pilota che è riuscita a sfondare il muro che la Corte Suprema aveva interposto per più di quarant’anni tra banche e correntisti è stata quella condotta dallo Studio Legale Behare di Milano. La causa era iniziata il 5 luglio 1988 e si era conclusa il 16 marzo 1999, dopo due pronunce contrarie del Tribunale e della Corte d’Appello di Milano, appunto in Cassazione con la sentenza n. 2374/99.
A parte ciò, sui mass media si sta svolgendo una specie di gara al sensazionalismo, a chi è più bravo a disinformare e confondere i cittadini. Chi sostiene che è tutto facile e che le banche saranno costrette a restituire 25mln, oppure 30mln o addirittura 63mln di Euro, creando illusioni nei correntisti e allarme tra le autorità governative. Chi mette le mani avanti e spaventa i correntisti, “sparando” costi giudiziari di 4.500/5.000 €., che sono almeno 3 volte quelli effettivi (in quanto, in Tribunale, vanno da un minimo fisiologico di 750 ad un massimo di 1.500€). Chi invita tutti a rivolgersi al Giudice di Pace (che ha, tuttavia, solo una competenza fino a 2.582,28 €), sorvolando sul fatto che non tutti sono in grado di farlo senza un avvocato e che, in ogni caso, occorre prima (tentare di) aprire una trattativa con la banca, meglio ancora se muniti di una consulenza tecnica contabile. Chi consiglia, invece, di rivolgersi all’Ombudsman bancario (una sorta di arbitro), quando invece il reclamo iniziale può riguardare solo i due anni precedenti alla data della presentazione: per cui, ormai, solo i rapporti bancari dal novembre 2002 in poi, quando da tempo l’anatocismo non era più praticato per legge!
Come si vede, anche un argomento così delicato, viene trattato alla spaghetti e mandolino (con tutto il rispetto per entrambi)! E’, quindi, per amore di verità nonché per fornire una corretta informazione, e non per farsi pubblicità (di cui non ha bisogno), che lo Studio Legale Behare si è sentito in dovere di dire la sua. E lo fa, modestamente, con questo blog.
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Con sentenza n.21095 del 4/11/04, le Sezioni Unite della Cassazione civile (il massimo organo collegiale della Corte Suprema) hanno sancito, una volta per tutte, l'illegittimità dell'anatocismo bancario, già riconosciuta con diverse sentenze sezionali, a partire da quella "storica" del marzo 1999 (B. / Banco di Napoli), patrocinata dall’Avv.Sami Behare.
L’anatocismo bancario è quel meccanismo perverso in base al quale le banche calcolavano gli interessi sugli interessi maturati nei trimestri precedenti: per es. se su una somma mutuata di 1.000, alla fine del I trimestre era maturato 10 di interessi, dal 1° aprile conteggiavano gli interessi non più su 1.000 bensì su 1.010; e così via, producendo un effetto “valanga”. Pare che circa 300.000 piccoli imprenditori siano falliti “grazie” a questo giochino. I correntisti bancari taglieggiati sono, invece, diversi milioni, chi per piccole somme, chi per somme consistenti o importanti. Il tutto, in aperto spregio al Codice Civile che vieta questa prassi.
Sia cinque anni fa, sia ora, queste decisioni della Corte di Cassazione hanno suscitato enorme scalpore. Subito, le associazioni consumatori si sono prese il merito di questa battaglia, quando invece sanno molto bene, perchè è un fatto storico e documentato, che la prima causa pilota che è riuscita a sfondare il muro che la Corte Suprema aveva interposto per più di quarant’anni tra banche e correntisti è stata quella condotta dallo Studio Legale Behare di Milano. La causa era iniziata il 5 luglio 1988 e si era conclusa il 16 marzo 1999, dopo due pronunce contrarie del Tribunale e della Corte d’Appello di Milano, appunto in Cassazione con la sentenza n. 2374/99.
A parte ciò, sui mass media si sta svolgendo una specie di gara al sensazionalismo, a chi è più bravo a disinformare e confondere i cittadini. Chi sostiene che è tutto facile e che le banche saranno costrette a restituire 25mln, oppure 30mln o addirittura 63mln di Euro, creando illusioni nei correntisti e allarme tra le autorità governative. Chi mette le mani avanti e spaventa i correntisti, “sparando” costi giudiziari di 4.500/5.000 €., che sono almeno 3 volte quelli effettivi (in quanto, in Tribunale, vanno da un minimo fisiologico di 750 ad un massimo di 1.500€). Chi invita tutti a rivolgersi al Giudice di Pace (che ha, tuttavia, solo una competenza fino a 2.582,28 €), sorvolando sul fatto che non tutti sono in grado di farlo senza un avvocato e che, in ogni caso, occorre prima (tentare di) aprire una trattativa con la banca, meglio ancora se muniti di una consulenza tecnica contabile. Chi consiglia, invece, di rivolgersi all’Ombudsman bancario (una sorta di arbitro), quando invece il reclamo iniziale può riguardare solo i due anni precedenti alla data della presentazione: per cui, ormai, solo i rapporti bancari dal novembre 2002 in poi, quando da tempo l’anatocismo non era più praticato per legge!
Come si vede, anche un argomento così delicato, viene trattato alla spaghetti e mandolino (con tutto il rispetto per entrambi)! E’, quindi, per amore di verità nonché per fornire una corretta informazione, e non per farsi pubblicità (di cui non ha bisogno), che lo Studio Legale Behare si è sentito in dovere di dire la sua. E lo fa, modestamente, con questo blog.
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Con sentenza n.21095 del 4/11/04, le Sezioni Unite della Cassazione civile (il massimo organo collegiale della Corte Suprema) hanno sancito, una volta per tutte, l'illegittimità dell'anatocismo bancario, già riconosciuta con diverse sentenze sezionali, a partire da quella "storica" del marzo 1999 (B. / Banco di Napoli), patrocinata dall’Avv.Sami Behare.
L’anatocismo bancario è quel meccanismo perverso in base al quale le banche calcolavano gli interessi sugli interessi maturati nei trimestri precedenti: per es. se su una somma mutuata di 1.000, alla fine del I trimestre era maturato 10 di interessi, dal 1° aprile conteggiavano gli interessi non più su 1.000 bensì su 1.010; e così via, producendo un effetto “valanga”. Pare che circa 300.000 piccoli imprenditori siano falliti “grazie” a questo giochino. I correntisti bancari taglieggiati sono, invece, diversi milioni, chi per piccole somme, chi per somme consistenti o importanti. Il tutto, in aperto spregio al Codice Civile che vieta questa prassi.
Sia cinque anni fa, sia ora, queste decisioni della Corte di Cassazione hanno suscitato enorme scalpore. Subito, le associazioni consumatori si sono prese il merito di questa battaglia, quando invece sanno molto bene, perchè è un fatto storico e documentato, che la prima causa pilota che è riuscita a sfondare il muro che la Corte Suprema aveva interposto per più di quarant’anni tra banche e correntisti è stata quella condotta dallo Studio Legale Behare di Milano. La causa era iniziata il 5 luglio 1988 e si era conclusa il 16 marzo 1999, dopo due pronunce contrarie del Tribunale e della Corte d’Appello di Milano, appunto in Cassazione con la sentenza n. 2374/99.
A parte ciò, sui mass media si sta svolgendo una specie di gara al sensazionalismo, a chi è più bravo a disinformare e confondere i cittadini. Chi sostiene che è tutto facile e che le banche saranno costrette a restituire 25mln, oppure 30mln o addirittura 63mln di Euro, creando illusioni nei correntisti e allarme tra le autorità governative. Chi mette le mani avanti e spaventa i correntisti, “sparando” costi giudiziari di 4.500/5.000 €., che sono almeno 3 volte quelli effettivi (in quanto, in Tribunale, vanno da un minimo fisiologico di 750 ad un massimo di 1.500€). Chi invita tutti a rivolgersi al Giudice di Pace (che ha, tuttavia, solo una competenza fino a 2.582,28 €), sorvolando sul fatto che non tutti sono in grado di farlo senza un avvocato e che, in ogni caso, occorre prima (tentare di) aprire una trattativa con la banca, meglio ancora se muniti di una consulenza tecnica contabile. Chi consiglia, invece, di rivolgersi all’Ombudsman bancario (una sorta di arbitro), quando invece il reclamo iniziale può riguardare solo i due anni precedenti alla data della presentazione: per cui, ormai, solo i rapporti bancari dal novembre 2002 in poi, quando da tempo l’anatocismo non era più praticato per legge!
Come si vede, anche un argomento così delicato, viene trattato alla spaghetti e mandolino (con tutto il rispetto per entrambi)! E’, quindi, per amore di verità nonché per fornire una corretta informazione, e non per farsi pubblicità (di cui non ha bisogno), che lo Studio Legale Behare si è sentito in dovere di dire la sua. E lo fa, modestamente, con questo blog.
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Con sentenza n.21095 del 4/11/04, le Sezioni Unite della Cassazione civile (il massimo organo collegiale della Corte Suprema) hanno sancito, una volta per tutte, l'illegittimità dell'anatocismo bancario, già riconosciuta con diverse sentenze sezionali, a partire da quella "storica" del marzo 1999 (B. / Banco di Napoli), patrocinata dall’Avv.Sami Behare.
L’anatocismo bancario è quel meccanismo perverso in base al quale le banche calcolavano gli interessi sugli interessi maturati nei trimestri precedenti: per es. se su una somma mutuata di 1.000, alla fine del I trimestre era maturato 10 di interessi, dal 1° aprile conteggiavano gli interessi non più su 1.000 bensì su 1.010; e così via, producendo un effetto “valanga”. Pare che circa 300.000 piccoli imprenditori siano falliti “grazie” a questo giochino. I correntisti bancari taglieggiati sono, invece, diversi milioni, chi per piccole somme, chi per somme consistenti o importanti. Il tutto, in aperto spregio al Codice Civile che vieta questa prassi.
Sia cinque anni fa, sia ora, queste decisioni della Corte di Cassazione hanno suscitato enorme scalpore. Subito, le associazioni consumatori si sono prese il merito di questa battaglia, quando invece sanno molto bene, perchè è un fatto storico e documentato, che la prima causa pilota che è riuscita a sfondare il muro che la Corte Suprema aveva interposto per più di quarant’anni tra banche e correntisti è stata quella condotta dallo Studio Legale Behare di Milano. La causa era iniziata il 5 luglio 1988 e si era conclusa il 16 marzo 1999, dopo due pronunce contrarie del Tribunale e della Corte d’Appello di Milano, appunto in Cassazione con la sentenza n. 2374/99.
A parte ciò, sui mass media si sta svolgendo una specie di gara al sensazionalismo, a chi è più bravo a disinformare e confondere i cittadini. Chi sostiene che è tutto facile e che le banche saranno costrette a restituire 25mln, oppure 30mln o addirittura 63mln di Euro, creando illusioni nei correntisti e allarme tra le autorità governative. Chi mette le mani avanti e spaventa i correntisti, “sparando” costi giudiziari di 4.500/5.000 €., che sono almeno 3 volte quelli effettivi (in quanto, in Tribunale, vanno da un minimo fisiologico di 750 ad un massimo di 1.500€). Chi invita tutti a rivolgersi al Giudice di Pace (che ha, tuttavia, solo una competenza fino a 2.582,28 €), sorvolando sul fatto che non tutti sono in grado di farlo senza un avvocato e che, in ogni caso, occorre prima (tentare di) aprire una trattativa con la banca, meglio ancora se muniti di una consulenza tecnica contabile. Chi consiglia, invece, di rivolgersi all’Ombudsman bancario (una sorta di arbitro), quando invece il reclamo iniziale può riguardare solo i due anni precedenti alla data della presentazione: per cui, ormai, solo i rapporti bancari dal novembre 2002 in poi, quando da tempo l’anatocismo non era più praticato per legge!
Come si vede, anche un argomento così delicato, viene trattato alla spaghetti e mandolino (con tutto il rispetto per entrambi)! E’, quindi, per amore di verità nonché per fornire una corretta informazione, e non per farsi pubblicità (di cui non ha bisogno), che lo Studio Legale Behare si è sentito in dovere di dire la sua. E lo fa, modestamente, con questo blog.
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L’anatocismo bancario è quel meccanismo perverso in base al quale le banche calcolavano gli interessi sugli interessi maturati nei trimestri precedenti: per es. se su una somma mutuata di 1.000, alla fine del I trimestre era maturato 10 di interessi, dal 1° aprile conteggiavano gli interessi non più su 1.000 bensì su 1.010; e così via, producendo un effetto “valanga”. Pare che circa 300.000 piccoli imprenditori siano falliti “grazie” a questo giochino. I correntisti bancari taglieggiati sono, invece, diversi milioni, chi per piccole somme, chi per somme consistenti o importanti. Il tutto, in aperto spregio al Codice Civile che vieta questa prassi.
Sia cinque anni fa, sia ora, queste decisioni della Corte di Cassazione hanno suscitato enorme scalpore. Subito, le associazioni consumatori si sono prese il merito di questa battaglia, quando invece sanno molto bene, perchè è un fatto storico e documentato, che la prima causa pilota che è riuscita a sfondare il muro che la Corte Suprema aveva interposto per più di quarant’anni tra banche e correntisti è stata quella condotta dallo Studio Legale Behare di Milano. La causa era iniziata il 5 luglio 1988 e si era conclusa il 16 marzo 1999, dopo due pronunce contrarie del Tribunale e della Corte d’Appello di Milano, appunto in Cassazione con la sentenza n. 2374/99.
A parte ciò, sui mass media si sta svolgendo una specie di gara al sensazionalismo, a chi è più bravo a disinformare e confondere i cittadini. Chi sostiene che è tutto facile e che le banche saranno costrette a restituire 25mln, oppure 30mln o addirittura 63mln di Euro, creando illusioni nei correntisti e allarme tra le autorità governative. Chi mette le mani avanti e spaventa i correntisti, “sparando” costi giudiziari di 4.500/5.000 €., che sono almeno 3 volte quelli effettivi (in quanto, in Tribunale, vanno da un minimo fisiologico di 750 ad un massimo di 1.500€). Chi invita tutti a rivolgersi al Giudice di Pace (che ha, tuttavia, solo una competenza fino a 2.582,28 €), sorvolando sul fatto che non tutti sono in grado di farlo senza un avvocato e che, in ogni caso, occorre prima (tentare di) aprire una trattativa con la banca, meglio ancora se muniti di una consulenza tecnica contabile. Chi consiglia, invece, di rivolgersi all’Ombudsman bancario (una sorta di arbitro), quando invece il reclamo iniziale può riguardare solo i due anni precedenti alla data della presentazione: per cui, ormai, solo i rapporti bancari dal novembre 2002 in poi, quando da tempo l’anatocismo non era più praticato per legge!
Come si vede, anche un argomento così delicato, viene trattato alla spaghetti e mandolino (con tutto il rispetto per entrambi)! E’, quindi, per amore di verità nonché per fornire una corretta informazione, e non per farsi pubblicità (di cui non ha bisogno), che lo Studio Legale Behare si è sentito in dovere di dire la sua. E lo fa, modestamente, con questo blog.
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